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Castel Volturno: una spinta all’azione nonostante i problemi

Dal 2008, quando, in un agguato di stampo razzista, sono stati uccisi sei immigrati del Ghana, Castel Volturno evoca immagini di guerriglia urbana e di abbandono. Immigrazione clandestina, degrado ambientale e camorra. Da troppo lungo tempo la terna trova eco sui media nazionali e locali. Non sono invenzioni e neppure esagerazioni - non a caso l’amministrazione comunale è stata commissariata - ma Castel Volturno è, vorrebbe essere, ben altro che una città di frontiera inospitale e degradata.

I suoi 25 km di spiaggia e 10 di pineta che a sud si incuneano fra l’Agro Aversano e il Giuglianese diventando parte dell’area metropolitana di Napoli, ne fanno un centro di villeggiatura estiva di primaria importanza. Le bonifiche del ventennio fascista, il completamento della Domiziana nel 1954, e l’apertura del nuovo ponte sul fiume Volturno hanno favorito lo sviluppo urbano e demografico dell’antico borgo, che oggi è una cittadina di oltre 24mila abitanti. Con l’urbanizzazione, complice un’amministrazione politica ai limiti della criminalità, è arrivata la speculazione edilizia e l’uso e abuso selvaggio del territorio.
Che però Castel Volturno sia luogo da scoprire - e da salvare - è evidente non appena si ha la possibilità di conoscere quanto, sia pure faticosamente, si sta realizzando sul territorio.

 

Possibilità che abbiamo colto il 16 febbraio u.s. in occasione del Forum Agenda21 Locale che si è tenuto nell’Aula Consiliare del Comune, nella piazza su cui si affaccia la bella Chiesa dell’Annunziata (XVI secolo).

Ha aperto i lavori i lavori del Forum il sub-commissario dott. Luigi Palmieri in rappresentanza delle istituzioni che ha poi ceduto la conduzione del Forum all’arch. Antonio Oliviero, venuto in rappresentanza di Agenda21 Locale per la regione Campania.

L’arch. Oliviero ha diretto il Forum in modo dinamico, lasciando a tutti uno spazio per esporre studi, ricerche, lavori e progetti, consentendo interventi incrociati su competenze e posizioni diverse. Antonio Oliviero fa parte di Ambitur, l’agenzia a cui è affidato il compito di promuovere localmente Agenda21 con forme di democrazia partecipativa attraverso incontri, dibattiti e protocolli d’intesa fra enti, associazioni e istituzioni locali. Scopo e punti di forza della strategia, ha detto Oliviero, sono lo sviluppo del territorio nelle tre componenti: sociale, economico e ambientale. Il futuro del territorio di Castel Volturno, sostiene l’architetto, va costruito a partire dallo sviluppo turistico. Ma il business deve fare sistema con le risorse locali perché l’imprenditoria del futuro è solo quella sostenibile. È una tendenza ormai chiara ma, per svilupparsi, ha bisogno di punti e di sistemi di aggregazione fra realtà diverse che si riconoscono in progetti forti e condivisi. Progetti che a Castel Volturno si identificano con:

  • la riqualificazione dei Regi Lagni attraverso meccanismi di partecipazione di tutte le realtà che ivi esistono. Un’opera colossale, visto che si tratta di un reticolo di canali rettilinei, per lo più artificiali, che si estendono per un'area di circa 1.095 km2, attraversano 99 comuni e interessano un numero di abitanti equivalenti (sia d'ambito civile che industriale) di circa 2.8 milioni, per la quale la Regione Campania ha stanziato 50 milioni di euro;
  • la riqualificazione del litorale Domitio e delle oasi naturali;
  • la definizione e risoluzione definitiva (e controllata) della questione rifiuti, con un’isola ecologica e la creazione di un complesso industriale per il compostaggio;
  • la bonifica delle aree inquinate.

Interessante (e per certi versi drammatica) la relazione del prof. Andrea Buondonno, della seconda Università di Napoli. Il professore ha duramente attaccato le associazioni “pseudo-ambientaliste” (così le ha chiamate) e i mezzi di comunicazione locale e nazionale che per oltre un ventennio hanno disseminato terrore ecologico parlando di inquinamento gravissimo diffuso e generalizzato. La realtà è molto diversa, invece, ha affermato. Infatti ricerche serie e qualificate dimostrano che l’inquinamento esiste in zone specifiche e limitate del vasto territorio di Castel Volturno, e che queste vanno, sì, bonificate, ma senza arrecare danni di immagine, economici e anche sociali all’intera comunità castellanese.

Cui prodest? Si chiede impietosamente il prof. Buondonno, trovando negli interessi del crimine organizzato e nella corruzione e collusione dei politici con la camorra una risposta plausibile. È infatti accaduto nel corso degli ultimi decenni che le informazioni, false, sul degrado ambientale generalizzato hanno generato la fuga della borghesia media napoletana, la quale in queste terre andava a villeggiare. Lo spopolamento ha favorito l’ingresso di mano d’opera immigrata per lo più clandestina. La conseguenza è stata l’abbandono e la dequalificazione del patrimonio immobiliare. A tutto ciò, con la “disattenzione” (o la complicità?) delle amministrazioni e della politica locale, si è aggiunto il diffondersi di forme di urbanizzazione selvaggia e senza controllo, con costruzioni illegali attraverso le quali esiste la possibilità che si ripulisca denaro di dubbia provenienza (è infatti del 22 febbraio scorso l’ultima operazione della Guardia di Finanza che ha portato al sequestro di immobili sul litorale Domitio per 250 milioni di euro e a 14 arresti).

L’ing. Vincenzo Lettera, Esperto in Valutazione Ambientale dell’Ambitur, ha presentato, il Primo Rapporto sullo Stato dell'Ambiente di Castel Volturno, una interessante presentazione di dati la cui esposizione si è intrecciata con gli interventi delle associazioni e degli enti locali presenti al Forum (fra questi la Pro Loco di Castel Volturno e l’Associazione Litorale Domitio). Uno studio che si inserisce fra quelli già realizzati dall’ARPAC (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Campania), nel 2006 con il “Piano Regionale di Bonifica” e nel 2009 con la Relazione sullo Stato dell’Ambiente in Campania.

Sul piano della progettualità e della concretezza c’è stata la relazione a più mani riguardante il progetto di recupero, mantenimento e risistemazione dell’Oasi dei Variconi, alla foce del fiume Volturno, una delle ultime aree umide d’Italia, riserva naturale di pregio tutelata dalla convenzione di Ramsar (1971). Per parlare dell’oasi e del progetto di recupero si sono alternati al microfono Paola Castelli, presidente dell’associazione “Le Sentinelle”, Germano Ferraro e Teresa Baiano, ambedue soci fondatori dell’associazione e della Pro Loco Volturnum Castri Mari. L’oasi, che grazie al lavoro di questo gruppo di appassionati amanti della sacralità della natura del luogo, non si trova in stato di completo abbandono (splendide le passeggiate silenziose, per non turbare gli uccelli che qui fanno sosta o dimorano), ha bisogno di urgenti lavori di ripristino perché possa essere pienamente fruibile.

Concreto e propositivo è stato anche il dott. Sergio Pagnozzi, progettista del recupero dei laghi di Castel Volturno. Il suo intervento sul tema assegnato, “Costruire opportunità dalle difficoltà del territorio. Il caso Castel Volturno”, ha mostrato che la promozione del territorio passa attraverso una imprenditorialità che mette insieme risorse paesaggistiche e naturali e sviluppo dell’economia locale. Sergio Pagnozzi è proprietario dell’Hyppo Campos Resort di Castel Volturno, una struttura turistica di pregio. L’area, che la camorra aveva sconvolto negli anni con sversamenti di materiale anche pericoloso (scoperti in seguito alle rivelazioni di un pentito, su cui sta ora indagando la magistratura), è stata ricomposta nel suo habitat naturale. L’imprenditore, che ha acquistato il terreno solo anni dopo i fatti criminosi, si è rimboccato le maniche per restituire ai luoghi l’originaria bellezza inserendo strutture che rispettano il paesaggio e lo rendono godibile.

Un Forum, in definitiva, dalle grandi potenzialità, partecipato da alcuni degli attori locali (stakeholders, ovvero portatori di interessi, li ha chiamati Antonio Oliviero) più attivi sul territorio.
Peccato l’assenza delle istituzioni (il Commissario Prefettizio, dott. Valter Crudo, non ha partecipato e il suo vice ha lasciato per impegni istituzionali) e della “folla” di cittadini che avrebbe meritato. Poco corretto anche, da parte di alcuni “stakeholders”, l’uso di lasciare la sala dopo il proprio intervento, senza attendere la replica o il dibattito. Lodevole, invece, l’impegno degli alunni dell’Istituto Statale Servizi Alberghieri e Turistici di Castel Volturno, che hanno offerto il coffee break con grande professionalità. Un altro importante punto a favore di Castel Volturno e della scuola.



Maria Mezzina di politicadomani