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PicchioIl PICHIUOCO, termine ilare e soprannominazione di personaggi grossolani, è in verità il nome dialettale del PICCHIO. L'avete presente il PICCHIO? E' quel curioso volatile che martella con tenacia e abile becco il tronco degli alberi per scovare insetti e larve e nutrirsene, ma anche per scavare lo spazio in cui nidificherà.
Io non so perché da PICCHIO, il cui nomen è di diretta derivazione dalla sua più frequente azione, quella di PICCHIARE, si giunge a PICHIUOCO che è termine a dir poco stravagante senza una precisa linea di discendenza da PICCHIO. Ricordo tuttavia la sua ricca storia mitologica. Essa radaca la sua antichità nelle abitudini di tutti i popoli antichi di distinguersi con simboli totemici. Si trattava il più delle volte di animali. Tra i più frequenti c'erano l'ariete, il toro, il cavallo, ecc. Molti divennero addirittura simboli astrali, ma qui il discorso diventa più complicato e rimanda alla sconfinata letteratura esoterica di cui Schuré ha dato una fantasiosa sintesi ne "I Grandi Iniziati" e a un voluminoso lavoro, "Il ramo d'oro", dell'antropologo Frazer.

Fra i popoli italici, i PICENI si chiamavano così per aver adottato il PICCHIO come animale totemico. Naturalmente come tutti i popoli dalle oscure radici, essi tentarono di nobilitarle inventandosi origine gloriose. I PICENI non avevano particolari tradizioni né una storia ricca, ma quando - ormai romanizzati - espressero figure di spicco come Pompeo Magno, furono amplificate leggende e miti che si fusero con quelli della romanità più arcaica grazie alla straordinaria fantasia e all'ars affabulatoria dei poeti supremi della latinità: Ovidio e Virgilio

PICO secondo questi miti era il nome di un sovrano laziale fondatore della città di LAURENTUM. Su di essa regnò in tempi protostorici il re LATINO la cui figlia LAVINIA sposò ENEA l'eroe troiano che sulle coste del Lazio era sbarcato dopo la partenza dalla città di Priamo in fiamme.

Picchio rosso maggioreDi PICO s'innamorò la maga CIRCE della quale erano note le esaltate passioni amorose che erano proprie anche della sorella Medea. Ma PICO respinse la maga che, come era già avvenuto con i compagni di Ulisse, trasformò PICO in PICCHIO. E da PICCHIO il povero PICO fu condannato ad assistere agli accoppiamento di pastori e pastorelle nei boschi.

L'amplesso di un pastore (FAUSTO o FAUSTOLO) con una donna di nome ACCA LARENTIA divenne particolarmente celebre perché da esso nacquero ROMOLO e REMO. Secondo tradizioni antiche Acca Larentia (ossia originaria di Laurentum), era una LUPA e le LUPAE erano presso i latini le donne che offrivano le loro grazie agli uomini per piacere o per lucro. Da LUPA, come è noto, deriva LUPANARE...

La leggenda dei fatali gemelli allattati da una LUPA è niente più che l'amplificazione di una misera videnda di poveri natali. Essendo questi natali indegni delle origini di una città come Roma dalla gloria millenaria, furono tradotti nella celebre vicenda dei gemelli figli del dio Marte e della Vestale Rea Silvia, allattati da una Lupa che per i posteri aveva intanto perso la connotazione negativa della donna di malaffare...

Secondo una differente versione, PICO, sposo fedele della ninfa CANENTE, sarebbe finito invece vittima delle arti magiche di CIRCE. A lei si sarebbe unito in un amplesso infinito dal quale sarebbe nato FAUNO. La povera CANENTE, che vuol dire COLEI CHE CANTA, sarebbe morta di dolore e d'inedia proprio cantando l'amore per il perduto PICO che millenni dopo sarebbe diventato il nostro PICHIUOCO. Chi l'avrebbe mai detto!